Emigrazione, oggi come allora

Tra le vicende narrate in “Dalle Acque” una delle più rilevanti riguarda l’emigrazione verso il Brasile, terra promessa, vivida illusione per la classe contadina più povera.
Sorprende la quantità di analogie riscontrabili tra il fenomeno iniziato un secolo e mezzo fa (e protrattosi, seppur in forme e destinazioni diverse, fino ai giorni nostri) e quanto sta avvenendo nell’attualità, con i flussi che dal continente africano si spostano verso l’Europa.

Sono cambiati gli scenari e gli interpreti, ma la storia e i ruoli sono sempre quelli.

Come nelle rappresentazioni teatrali, cambiano le ambientazioni, gli attori, le comparse… ma quella che viene rappresentata è sempre la stessa storia, con attori diversi che, però, interpretano sempre gli stessi ruoli.
Compagnie di navigazione che mettono / mettevano in mare imbarcazioni in pessimo stato.
Scafisti / agenti di emigrazione pagati in proporzione a quanti disperati mettono / mettevano insieme.
Organizzazioni che gestivano / gestiscono la forza lavoro costituita dai disperati di turno.
L’alto costo della traversata che andava / va pagata agli organizzatori.
L’intreccio di interessi con governanti del paese di partenza e del paese di arrivo.
Insomma, un intreccio di interessi che oggi, come 150 anni fa, si sviluppa e specula sulla speranza di migliorare la propria vita da parte di masse di disperati.
Questo è uno dei tanti temi toccati da “Delle Acque”