Far conoscere la storia… raccontando storie.
Quante volte ci siamo appassionati ad un determinato periodo storico soltanto perché abbiamo visto un film o letto un libro che ci è piaciuto?

Quanti di noi si sono incuriositi sulla vita nel medioevo perché ci è piaciuto “Il nome della rosa” oppure “I pilastri della terra”?

Ecco perché, raccontare storie di fantasia, ma immerse in un preciso contesto storico, può servire per far conoscere in modo leggero e piacevole la storia, quella reale, della povera gente che non l’ha fatta ufficialmente, ma realmente.

In questo periodo, l’evasione degli ordini potrebbe comportare qualche giorno in più di attesa.
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Forse non tutti sanno che il 1882 è stato un anno orribile per gran parte della pianura veneta. Una disastrosa inondazione, nel mese di settembre, aveva devastato città, campagne e vite umane. Molti fiumi, e tra questi l’Adige in modo davvero catastrofico, avevano rotto gli argini.

Un tale disastro aveva aggravato ancor più la condizione di povertà delle masse contadine. Migliaia di campi, con i loro raccolti, erano stati  completamente sommersi. Uomini e donne ridotti in estrema povertà, che avevano perso tutte le loro povere cose, si erano trovati nella condizione di elemosinare un lavoro per sopravvivere.

In questo contesto, trovavano terreno fertile le promesse di una vita migliore da parte degli agenti d’emigrazione, sguinzagliati tra la povera gente dalle compagnie di navigazione che si arricchivano con il grande affare delle traversate oceaniche.

Dalle acque è un romanzo che, seguendo le vicissitudini di una famiglia di contadini, ci fa conoscere le difficoltà e le tribolazioni di ogni loro giorno di duro lavoro.

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Per i contadini delle campagne padane, il periodo compreso tra le due Guerre Mondiali è contraddistinto dall’estrema povertà.
La costante è la fame. Il lavoro è lotta per la sopravvivenza.
Il destino della classe contadina è condizionato dai grandi proprietari terrieri. L’ignoranza e l’analfabetismo sono diffusissimi e, come sempre accade, questo fa molto comodo a chi tiene le redini del potere.

I contadini vivono la loro esistenza dettata da tradizioni, obblighi religiosi, e testa china davanti ai padroni.

Vivono le loro vite, la loro disperazione e i loro drammi nell’indifferenza della storia, fugaci comparse in un quadro dove si perdono nello sfondo indefinito, nel margine estremo della scena.

Persone che con il loro estenuante e duro lavoro, e con la consapevolezza di sé, maturata lentamente a partire dalla loro condizione, hanno portato a grandi traguardi sociali.

Da sempre il progresso nasce dall’esigenza di migliorare la propria condizione, e più questo bisogno è urgente, maggiore sarà la spinta che ne deriva.

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Storie infarcite di mistero, di superstizione, di ingenuità e furbizie. Non sempre queste storie contenevano una morale, ma piuttosto erano protese a meravigliare, a stupire, ad impaurire.
Erano storie che mischiavano avvenimenti reali con le più inverosimili leggende. I riferimenti a persone reali rafforzavano la credibilità della storia.
Immaginiamo Racconti per strada come la narrazione che i vecchi facevano per tenere buoni i piccoli nelle lunghe trasferte, sopra il carro che era tutta la loro casa, nei lunghi viaggi in cerca di una corte, di un padrone che potesse concedere un po’ di lavoro, l’affitto di un po’ di terra, una mezzadria…
Questa modesta raccolta mette insieme alcune storie inedite che cercano di imitare lo spirito e l’ingenuità che caratterizzava tante di queste invenzioni e improvvisazioni narrative, nate e vissute nello spazio di un viaggio, e poi dimenticate per sempre.

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